“E’ un incantevole piccolo paese”

Ospitò il primo casinò italiano (che tuttora esiste in stato di degrado) e ospitò il primo mercato dei fiori davanti alla vecchia stazione ferroviaria. Ma anche un'intensa vita mondana. Ospedaletti celebrerà, nelle sale dell'hotel Firenze, da venerdi, fino al 31 gennaio, la propria storia nella mostra "E' un incantevole piccolo paese" (il titolo è tratto da una definizione della scrittrice americana Katherine Mansfield che vi soggiornò a lungo). Saranno esposte 30 immagini in bianco e nero di Ospedaletti tratte dall'Archivio Moreschi di Sanremo che raccontano il passaggio, dalla fien dell'Ottocento in poi, del paese da piccolo borgo di pescatori a cittadina a vocazione turistica.

moreschi ospedaletti

La pubblicazione racchiude le immagini dell’interessante mostra, dal titolo “E’ un incantevole piccolo paese”, la definizione usata dalla scrittrice Katherine Mansfield per descrivere il paese nella sua corrispondenza al marito.

Si svolge sabato prossimo alle 18, all'hotel Firenze di Ospedaletti (sulla via aurelia), la presentazione del libro 'E’ un incantevole piccolo paese', immagini dell’Archivio Moreschi a cura di Claudio Porchia. Alla presentazione insieme al curatore della pubblicazione interverranno Alfredo Moreschi ed il Sindaco di Ospedaletti, Eraldo Crespi.

La pubblicazione racchiude le immagini dell’interessante mostra, dal titolo “E’ un incantevole piccolo paese”, la definizione usata dalla scrittrice Katherine Mansfield per descrivere il paese nella sua corrispondenza al marito. Il pubblico potrà conservare le immagini in bianco e nero di Ospedaletti tratte dall’archivio Moreschi di Sanremo e presentate in un inedito viaggio storico, che intreccia storie, ritagli di giornale, racconti e curiosità, selezionati dal giornalista  Claudio Porchia.

ospedaletti sofia firenze

Le fotografie suggestive e ricche di fascino raccontano il passaggio del paese delle rose da piccolo borgo a moderna cittadina a vocazione turistica dalla seconda metà dell’ottocento al secondo dopoguerra, documentando il paese prima dell’arrivo della ferrovia, la sua trasformazione in località turistica, la presenza del primo Casinò d’Italia, la nascita della floricoltura e del primo mercato dei fiori, e la mondanità internazionale.

“La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 31 gennaio,  – dichiara Maria Grazia Grazzini referente dell’albergo – sta suscitando grande curiosità e interesse non soltanto nei turisti, ma anche nei residenti in particolare i giovani, che non hanno vissuto i momenti documentati dalle immagini e per questo motivo siamo convinti che anche il libro incontrerà un grande successo. Il libro fa rivivere la trasformazione del piccolo paese offrendo emozioni e suscitando ricordi in quanti vivono o soggiornano nella città delle rose.”

 moreschi grazzini porchia

link :
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http://www.edizionizem.com/...
http://www.moreschiphoto.it/

articolo con alcune immagini provenienti dall'Archio Moreschi (http://www.moreschiphoto.it/)

Ospedaletti, le erbe aromatiche protagoniste all’Hotel Firenze sino al 22 luglio

http://www.sanremonews.it/2012/07/02/leggi-notizia/argomenti/dallalbum-di-alfredo/articolo/ospedaletti-il-basilico-in-mostra-con-le-erbe-amiche-della-cucina.html

Le foto di una selezione di erbe aromatiche e medicinali del ponente ligure sono esposte all’hotel Firenze di Ospedaletti in una interessante mostra proposta dall’archivio storico Moreschi di Sanremo e la casa editrice Zem di Vallecrosia

Nell'archivio Moreschi si trovano migliaia di fotografie e diapositive di erbe e di fiori.

Alcune di queste hanno illustrato importanti libri come "I fiori di Liguria" di Moreschi/Nicolini edizioni Saiag e la ristampa anastatica delle "Erbe aromatiche e medicinali di Porta Maurizio" del professor Rovesti edizioni Zem.

Una selezione di foto, relative alla piante aromatiche utilizzate in cucina sono esposte a Ospedaletti presso l'hotel Firenze fino al prossimo 22 luglio.

Sono immagini, che grazie a testi molto accurati raccontano la storia di queste piante, curiosità e proprietà medicinali e utilizzo in cucina.

In esclusiva per i lettori di Sanremonews pubblichiamo la scheda completa del basilico.

Un invito a scopire una pianta che sebbene sia di facile coltivazione e molto usata in cucina, presenta una storia davvero originale e e ricca di molte curiosità.

La storia del basilico

La sua terra d'origine è l'Asia tropicale, da dove fu importato da Alessandro Magno.  Immediatamente coltivato nei giardini romani dei Cesari,  da tempo immemorabile è parte integrante della cucina e della farmacopea popolare europea. Molti autori lo dichiarano subspontaneo in molte parti d'Italia, anche se non è assolutamente facile trovarlo in libertà, dove non sia accuratamente protetto dalla forte concorrenza di altri vegetali a causa della sua proverbiale debolezza di costituzione.

In molte parti del mondo si continua a chiamarlo come gli antichi "Erba reale" per onorarne i meriti; infatti il termine latino "basilicum" ed il greco "basilikòs", significano letteralmente "regale". 

Quanto alla denominazione del gruppo generico al quale appartengono altre sessanta specie di Ocimum, deriva o  da "okimon" ossia "profumo" oppure da un'altra parola greca usata per sottolineare la sua velocità di crescita.

A detta di Plinio presso i latini si scontravano due correnti di pensiero contrastanti sulle qualità del Basilico e la sua influenza nella vita di tutti i giorni.

"Crisippo  ha accusato pesantemente il Basilico- scrive lo storico romano-  di essere dannoso allo stomaco, alla minzione, alla vista, e capace inoltre di far impazzire, stordire e danneggiare il fegato: perciò le capre lo rifiutano e, secondo lui, dovrebbero farlo anche gli uomini. Per altri, quando si trita e si cela sotto una pietra, ne nasce uno scorpione, se si mastica e si pone al sole nascono vermi. Per gli Africani chi è punto da uno scorpione lo stesso giorno in cui ha mangiato basilico, muore certamente. Anzi alcuni sostengono che un pugno di Basilico tritato con i granchi di mare o di fiume attira tutti gli scorpioni che si trovano nelle vicinanze". 

Plinio cita anche il medico greco Diodoro, vissuto nel I° secolo a.C., il quale sosteneva nel suo libro intitolato Empirica, "che cibarsi di basilico fa venire i pidocchi"; ma parla delle epoche successive in cui avvenne una doverosa riabilitazione del Basilico, quando si  constatò che le capre lo brucavano tranquillamente e che nessuno, ne aveva mai avuto la mente sconvolta. Non solo, ma si era sperimentato il suo uso in preparati con vino ed un po' di aceto, contro le punture degli scorpioni di terra e il veleno di quelli di mare.

Plinio registrando l' inversione di tendenza, si dilunga ad elencarne il diffuso sfruttamento medico: "La pratica ha anche dimostrato che il Basilico messo nell'aceto e annusato fa bene in caso di svenimento, come pure in caso di sonnolenza e infiammazione per il suo effetto rinfrescante. L'impacco, con olio di Rose o di Mirto, o con aceto, calma il mal di testa; infuso nel vino impedisce le lacrimazioni.  Sempre con aceto fa bene anche allo stomaco: riduce il gonfiore provocando rutti; l' impacco, ha effetto astringente sull'intestino, stimola la diuresi, rendendosi prezioso anche per chi è affetto da itterizia e idropisia. Nelle affezioni biliari impedisce la formazione di catarri gastrici.

Per questo motivo Filistione lo, prescriveva anche ai malati di celiachia, e dopo cottura nei casi di dissenteria. Plistonico curava i casi di tenesmo e di espettorazione di sangue, mescolandolo a vino, usandolo anche per l'indurimento dell'epigastrio. Spalmato sulle mammelle, il Basilico ne fa uscire il latte. Cura le malattie alle orecchie nei bambini mescolato a grasso d’oca. I semi, tritati e inalati, bloccano gli starnuti e, in impacco, anche i raffreddori di testa; presi a pasto con aceto, purgano l’utero. Mescolati a tintura nera da calzolaio fanno scomparire le verruche. Hanno persino azione afrodisiaca, per cui gli allevatori li fanno mangiare a cavalli ed asini nel periodo, della monta. Per tutti questi usi il basilico spontaneo si rivela più attivo del coltivato. Invece, la radice, presa con vino, è ottimo rimedio, contro le morsicature degli animali".

Molte sono le valenze simboliche nate nel corso dei secoli ed attribuite al Basilico; basti sapere che presso molte popolazioni era pianta considerata sacra da raccogliere con un rituale piuttosto preciso per non comprometterne le potenzialità. Anzitutto si dovevano indossare vesti pulite, non frequentare esseri impuri o donne in periodo mestruale, aspergere d'acqua con una fronda di Quercia la mano destra, quella destinata a cogliere la pianta. Il suo valore simbolico più comune era quello di pianta della Dolcezza perché, confidando nelle sue proprietà di combattere depressione ed apatia, si affermava: "caccia l’oscurità dalla mente".

Circolava anche la certezza che per sfruttarne i magici poteri fosse necessario esporlo sul davanzali o a fianco dell'uscio di casa per liberare i dintorni dagli spiriti maligni. Contro il malocchio e le impurità più direttamente corporali si aggiungevano le foglie all'acqua delle tinozze dove molte generazioni di panni e di uomini si sono lavati.

Non poteva mancare al Basilico l'attribuzione di simbolo erotico a tutto campo: dalla presunta proprietà di stimolo sessuale a quella di favorire il concepimento anche se, come ha scritto Plinio, riguardava senza alcuna distinzione uomini ed animali.

Ma presso in alcune contrade europee, quando ne vegetava costantemente un folto mazzo sul davanzale di una casa isolata, costituiva il segnale che all'interno qualcuno esercitava il mestiere più vecchio del mondo.

Fa eccezione la Sicilia dove il Basilico assurgeva a simbolo di "Amore ricambiato"  se, improvvisamente, un vasetto appariva sul davanzale della stanza in cui abitasse una ragazza in età da marito.

Per molti secoli, generazioni di contadini hanno accompagnato la sua semina con un sottofondo sonoro rituale di ingiurie, maledizioni e imprecazioni, in omaggio ad una "leggenda agraria" che voleva in tal modo di propiziarne una robusta crescita.

E' stato persino considerato pianta funeraria, soprattutto nell'isola di Creta dove era il comune simbolo del lutto, tanto che dopo le esequie di una persona  cara si cantavano litanie come questa: "O Basilico, fiorisci sulla mia finestra mentre mi addormento nel dolore piangendo". 

Per quanto riguarda i liguri non si riscontrano, per fortuna, consuetudini popolari come quelle appena descritte, ma si riservano alle sue quaranta varietà censite e dichiarate DOP, tutti gli onori meritati per essere l'ingrediente principale del pesto.

Serve inoltre a profumare centinaia di piatti tradizionali, dove si usano specialmente le foglie, ignorando che sarebbe opportuno non trascurare neppure le parti fiorite per le loro maggiori virtù digestive.

Il profumo aromatico, appena piccante, è presente in tutta la pianta e si conserva anche nel secco; è dovuto all' olio essenziale di color giallastro, composto da cineolo, metilcarvacrolo, linalolo oltre ad una saponina, tannino e tracce di sostanze glucosidi, ossia la cosiddetta "Canfora di Basilico".

Tutta questa quantità di princìpi rivela proprietà essenzialmente toniche ed eccitanti, agendo come antispasmodico e come stimolante dell'intero organismo, aumentando il tono generale; si rivela quindi utile per incrementare le funzioni degli organi digerenti, contro l'atonia intestinale cronica e gli spasmi  nervosi, soprattutto nelle dispepsie. Sotto forma di the od infuso, è utile nelle cefalee nervose e nelle vertigini. 

L'olio essenziale ricavabile specialmente dalle foglie alla dose di 8-10 gocce su una zolla di zucchero è stato un rimedio comune e diffuso anche in quella noiosa affezione oculare chiamata gotta serena. Per arrestare la caduta dei capelli si consigliavano frizioni periodiche sul cuoio capelluto con l' essenza di Basilico diluita in alcool puro; la stessa preparazione stimolando la circolazione superficiale è tuttora raccomandata anche per stimolare gli arti intorpiditi o semiparalizzati. 

Per la preparazione del the servono tre grammi per ogni tazzina di acqua bollente; il suo campo d'azione sono i languori di stomaco, le digestioni lente e dolorose, la debolezza generale, le coliche ventose, vomiti e vertigini.

La polvere delle foglie eccita i nervi olfattivi quando viene aspirata attraverso il naso, ne rende fluido il muco e calma i dolori di testa tensivi.

Ocimum basilicum L. (Annuale. V. IX. Nasce subspontaneo nei pressi delle abitazioni sino a1 100m). Pianta erbacea, glabra, molto aromatica, ha fusto eretto, e ramoso, alto sino a 40cm. Le foglie sono picciolate e lanceolate più o meno strettamente ed acute, con bordo crenulato. I fiori bianchi o rosati (max. sei) sono portati in verticillastri ascellari di foglie minori, a volte arrossate; hanno calice con il labbro superiore fogliaceo ed i quattro stami sporgenti dal tubo corollino ed appoggiati sul labbro inferiore.

Coltivare il basilico non è assolutamente difficile perché sii riesce ad averlo anche in inverno riparandolo dal freddo. In genere va seminato in febbraio-marzo in terra soffice e ben concimata per favorire la radicazione; si trapianta a maggio lasciando almeno un palmo di distanza fra ogni piantina e si deve evitare l'eccessiva umidità per non provocare muffe.

Per prolungare la produzione di foglie per uso culinario è bene impedire la fioritura potando i verticillastri appena si formano.

Per i decotti o l'estrazione delle sostanze si devono raccogliere le foglie e le sommità da usare subito prima della completa fioritura che avviene al principio, dell'estate, perché le successive rigenerazioni della pianta riducono la quantità dei principi attivi.   

 (La riproduzione, anche parziale del testo, è ammessa solo citando la fonte e gli autori)

Claudio Porchia e Alfredo Moreschi

e anche

http://www.riviera24.it/articoli/2012/06/28/136131/ospedaletti-le-erbe-aromatiche-protagoniste-allhotel-firenze-sino-al-22-luglio

I fiori di Faber

fleurd ”I FIORI DI FABER” :
VENERDI 2 LUGLIO  2010 A OSPEDALETTI

“Ricordi sbocciavan le viole ….. ”
Tutti noi abbiamo tra i nostri ricordi più cari almeno una canzone di Fabrizio De Andrè. Una canzone che ha fatto da sottofondo a qualcosa della nostra vita e che suscita in noi ancora oggi delle grandi emozioni.


Dedichiamo una giornata a Fabrizio, al suo mondo, alle sue canzoni, mettendo insieme tante cose legate a lui.

i fiori di faber di fabrizio de andre ad ospedaletti

Venerdì 2 Luglio :
• alle ore 18 verrà inaugurata la mostra di illustrazioni “ I fiori di Faber” , tratta da libro omonimo curato da Claudio Porchia e Pepi Morgia.
Christian Gullone con la chitarra ci aiuterà a ricordare le melodie di alcune canzoni citate ed al termine aperitivo con focaccia genovese e “Giancu de Purtufin”.
• alle ore 20 si proseguirà con un menù speciale, “I Sapori di Faber”, ispirato alle sue canzoni, che parlano di piatti, profumi e aromi tipici della cucina ligure.

E poi si mormora che a cena ci saranno anche Marinella, Bocca di Rosa e un vecchio pescatore, se non si assopisce …
“I SAPORI DI FABER “
Menù :
Totanetti con impattatura al profumo di basilico
Pesciolini fritti (Frittua de pigneu)
Gamberetto su frittatina con trombette profumate alla maggiorana
Lasagne ai quattro tocchi
Cima alla genovese (A’ cimma pinna)

Sformatino di verdure al timo
Semifreddo alla viola
Pirottine ai fiori di Faber
Acqua e Vino “Giancu de Purtufin”.
È gradita la prenotazione telefonando al numero 0184.689221/ 689222
mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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